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Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

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Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

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Oggi con la scusa di scrivere una delle ricette dei biscotti di Pasqua lucani che si fanno nella mia regione vi voglio raccontare anche un po’ delle tradizioni della mia Venosa e dei paesi limitrofi legate alle sacre rappresentazioni.

Intanto vi parlerò dei biscotti. Conoscete la pupa o la scarcedd? Scommetto che in tanti di voi da piccoli si dilettavano ad aiutare la mamma o la nonna a fare questi deliziosi biscotti. Io da piccola li mangiavo solo! Mia madre faceva per noi figlie le bamboline e i cavalli ma non aggiungeva l’uovo sodo come nella ricetta di cui vi parlerò.

Il nome di questi biscotti varia da zona a zona, per esempio a Venosa, molto vicina alla Puglia, è “scarcedd” ma allontanandoci dal confine pugliese diventa “la pup’r Pasqu”. La ricetta che vi racconterò è di Avigliano e devo ringraziare la signora Maria Carmela Tripaldi che me l’ha data gentilmente.

Questo articolo nasce dalla collaborazione con l’A.I.F.B. ( Associazione italiana food blogger) che si propone di far conoscere le tradizioni regionali.

Indice:

Leggi anche altre ricette lucane di Pasqua:

La pup’r Pasqu – ricetta di Avigliano: Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

Ingredienti per 1 kg di impasto

  • 1 Kg di faina 00
  • 6 uova
  • 350 g di zucchero
  • 150 g di sugna (io l’ho sostituito con il burro)
  • La scorza di 1 limone e di un’arancia
  • 10 g di ammoniaca per dolci
  • Succo di limone necessario per sciogliere l’ammoniaca

Per decorare

  • Perline e codette q.b.
  • Uova sode con guscio q.b.
  • Tuorli d’uovo per spennellare q.b.

Come preparare i biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

Biscotti di Pasqua lucani

Prima di tutto dovete setacciare la farina, versatela in un robot da cucina e aggiungete le uova, lo zucchero, la sugna, la scorza di limone ed arancio grattugiate e l’ammoniaca sciolta nel succo di limone.
Lavorate l’impasto come si fa per una pasta frolla velocemente, avvolgerlo nella pellicola alimentare e farlo riposare per circa 15 minuti.

Trascorso il tempo di riposo, stendete l’impasto ad uno spessore di 1 cm e realizzate le varie forme per dare forma alle  vostre pupe.

Ora divertitevi a sagomare le bambole come più vi piace mettendo un uovo sodo sulla gonna della bambola.
Conviene comporre le bambole direttamente sulla teglia che si userà per la cottura, ricoperta con carta forno.

Spennellate le bambole (ad eccezione del viso) con tuorlo sbattuto e decorare con corallini e codette in base alla vostra fantasia.

Infornate a 170° per circa 20/30 minuti. Fare raffreddare completamente i biscotti prima di spostarli.

La grandezza della pupa può variare, se la fate grande come ho fatto io, con l’impasto che vi ho proposto, riuscirete a farne cira tre. Altrimenti le potete fare più piccole e ve ne verranno di più.

Togliete i biscotti di pasqua dalla teglia solo dopo che saranno perfettamente raffreddati. Se volete regalarne una, potete confezionarla appoggiandola su un vassoio di cartoncino e poi imbustandola. Si conserverà buona per giorni.

Vi lascio qualche foto per farvi vedere come ho realizzata la mia pupa, ma voi siete liberi di farla come volete.

Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd

 

Le sacre rappresentazioni nel Vulture-Melfese

Ogni anno nel periodo della Settimana Santa nella zona del Vulture-Melfese viene messo in scena il dramma del Calvario di Cristo.

Queste rappresentazioni sono molto suggestive sia per i costumi dei figuranti ma anche per i paesaggi in cui si svolgono. Iniziano dalla domenica delle Palme fino al sabato  coinvolgendo diversi comuni . Centinaia di figuranti e bellissimi luoghi caratterizzano le scene.

Ripacandida e Rapolla

I riti religiosi iniziano a Ripacandida per poi proseguire il mercoledì santo a Rapolla dove la scena più emozionante è la Crocifissione  ambientata nel suggestivo Parco Urbano delle cantine scavate nel tufo.

Atella e Barile

Il Giovedì Santo l’evento segue ad Atella dove gli incontri con la Madonna, la Samaritana e la Veronica sono al centro dell’attenzione.  Il venerdì santo è il turno di Barile, Venosa e Maschito.

Quella di Barile è la più antica Via Crucis. Non ci sono fonti certe di quanto ci sia stata la prima rappresentazione  ma alcuni studiosi la fanno risalire al 1600.  In questa processione si mescola sacro e simbolismo pagano collegato alle reminiscenza della cultura arbeshe. Accanto ai classici personaggio compaiono nuove figure come la Zingara, la Zingarella , il Moro e il Moretto che rappresentano l’insidia. La tradizione racconta che la zingara è il personaggio che diede i chiodi per crocifiggere Cristo. Il suo petto e le sue mani sono completamete ricoperte di oro e simboleggia ricchezza e lussuria. Passando tra la folla distribuisce ceci, simbolo della ressurrezione.

Maschito e Venosa

Il venerdì santo è anche il giorno delle processioni viventi di Maschito e Venosa, mentre il Sabato è il giorno della Via Crucis di Rionero in Vulture.
La processione di Maschito è molto simile a quella di Barile con elementi appartenenti alla comunità arebeshe. Qui le due zinghere rappresentano gli opposti la ricchezza e la povertà.

A Venosa la tradizione della sacra rappresentazione è molto recente, risale ad una cinquantina d’anni fa. Sono coinvolti un centinaio di figuranti. Le scene sono allestite nei posti più belli della cittadina come ad esempio la Fontana Angioina dove Gesù viene catturato. Il castello  Pirro del Balzo è il palcoscenico per le  scene più importanti: il processo, la scena in cui Pietro rinnega Gesù, la fustigazione e in fine la crocifissione. Vi lascio il video con le scene più salienti.

Fonti:

Basilicataturistica.it

Articolo e Foto: Copyright © 2021 Quella lucina nella cucina. Tutti i diritti riservati. Seguimi sulla mia pagina facebook Quella lucina nella cucina.

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Biscotti di Pasqua lucani: la pupa o la scarcedd
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Lucia Antenori

Lucana di nascita, toscana di adozione. In cucina mi piace scoprire sapori antichi e sperimentarne di nuovi.

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1 Comment

  1. Ma che belli questi biscotti! Sono proprio delle piccole “opere d’ arte” ed il fatto che siano frutto del tramandarsi di una tradizione le rende ancor più preziose.
    Grazie per avermeli fatti scoprire.

    Rispondi

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