I cavatelli sono una pasta fresca senza uova, uno dei tanti formati tipici della Basilicata ma anche pugliesi e della maggior parte delle regioni meridionali.
Le sue dimensioni possono variare in base al condimento che si vuole utilizzare.
Mia madre li faceva a due dita o a tre dita. I cavatelli fatti in casa rispetto a quelli industriali sono molto più cavati e leggeri. Quelli piccoli a due dita vengono conditi di solito con i legumi come fagioli o ceci, mentre i cavatelli a tre dita sono abbinati alle verdure come ad esempio cime di rapa o con i talli di zucca oppure conditi con sughi di carne.
Nel mio dialetto si chiamano i “cavatid” ma in altre zone della Basilicata si chiamano “rascatiedd”.
È sicuramente uno dei formati di pasta più antichi e appartiene alla tipologia “trascinata” per il caratteristico movimento che si fa con le dita per prepararla. Spesso si confondono i cavatelli con gli strascinati, rispetto a questi ultimi sono più chiusi.
L’aspetto è molto simile a quello degli gnocchi ma solo per la forma perché sono preparati con ingredienti diversi e cavati molto bene con una pressione molto decisa per ottenere una pasta leggera.
Con questa ricetta partecipo alla Rubrica #L’Italia nel piatto che per il mese di marzo ha come tema “I formati di pasta della tradizione locale”.
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Cavatelli di semola rimacinata di grano duro
La ricetta dei cavatelli è semplice da fare ma ci vuole un minimo di manualità. Ogni cavatello deve essere ben cavato, solo in questo modo la pasta risulterà leggera e ben digeribile.
Ingredienti per 2 persone
- 200 g di semola rimacinata di grano duro
- 100 g di acqua tiepida
- Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Come fare i cavatelli
Per preparare i cavatelli iniziate con il setacciare la semola di grano duro rimacinata su un piano di lavoro. Formate al centro la classica fontana e aggiungete l’acqua tiepida poco alla volta con l’olio.
Impastate con le mani o con un robot fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Avvolgete l’impasto così ottenuto nella pellicola alimentare e lasciate riposare per circa 15 minuti.
Con un tagliapasta tagliate dei pezzetti di impasto e con le mani stendeteli per formare dei rotoli lunghi e spessi un po’ meno di un centimetro. Affiancate i rotoli e tagliateli in tocchetti lunghi un po’ più di un centimetro o di più in base alla lunghezza che volete ottenere.
Formate i cavatelli esercitando con due o tre dita, in base alla grandezza dei tocchetti, una forte pressione. Dovete trascinarli sulla base di lavoro scavandoli bene altrimenti in cottura risulteranno indigesti.
Mettete i cavatelli così ottenuti in un vassoio spolverizzati con della semola.
Cuocete i cavatelli in abbondante acqua salata per circa 5 minuti se freschi, per più minuti se li avete fatti asciugare. Controllate il grado di cottura e scolateli e conditeli a vostro piacimento.
Ed ora dopo la Basilicata divertitevi a scoprire come fare tanti piatti regionali della nostra bella Italia.
Valle d’Aosta: Gnocchi “alla bava”
Piemonte: Tajarin, i tagliolini piemontesi al Ragù di Cinghiale – L’Italia nel Piatto
Liguria: farfalle con piselli e prosciutto
Lombardia: Ravioli alla valtellinese con fonduta di taleggio e bresaola
Trentino-Alto Adige: Schnalser-nudeln – pasta tipica della Val Senales
Veneto: Bigoli al torchio con ragù d’anatra
Emilia-Romagna: I balanzoni bolognesi
Toscana: Pappardelle al ragù bianco di coniglio
Marche: Cargiù marchigiani
Umbria: Manfricoli di Narni, pasta fresca senza uova
Lazio: Le fettuccine all’uovo
Abruzzo: Taccozze e lenticchie
Molise: Crioli o lacci delle scarpe al ragù di agnello
Campania: Scialatielli con gamberetti, cozze e polipetti.
Puglia: Troccoli con le vongole
Calabria: Pasta chijna cu u stoccu
Sicilia: Busiate Trapanesi con Matarocco Maissalisi
Sardegna: Spizzulus di Orroli al Cannonau
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7 comments
Ciao Lucia, proverò a fare questi cavatelli, sembra facile!
I cavatelli sono versamenti bellissimi, li ho fatti un paio di volte ma non erano certamente così perfetti come i tuoi
Ciao Manu
bellissimi questi gnocchetti gustosi!
I cavatelli uniscono molt regioni del Sud . Anche il Molise.li ha. Proprio belli i tuoi
Ecco come si dà la grandezza, a due o tre dita! Mi è sempre piaciuto tanto questo formato di pasta! Mi piacerebbe provare a farli! un abbraccio
Ricordano un pò un formato di pasta che preparava sempre mia nonna paterna (lucana anch’essa) che hanno un nome tipo “rascatid” e sono più lunghi di questi e forati perchè realizzati con un ferro.
Entrambi hanno l’aspetto di quella pasta ruvida, corposa, che imprigiona bene il condimento. Di quella pasta che sa di buono alla sola vista!
Complimenti!
devo provare a farli!
quando faccio la pasta in casa tendo a fare tagliatelle, spaghetti o pasta ripiena. Ma ho proprio voglia di “crearla” con le mie mani!!